La poltrona di Montale

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Il 4 novembre 1966 era una normalissima giornata di scuola, mi sembra fosse la terza media o la prima superiore (non mi ricordo, la scuola non mi è mai piaciuta…). Quella mattina venne la mamma a svegliarmi e mi disse che l’Arno era straripato. Abitavamo in collina, allora territorio agricolo, e i muri di pietra che cingevano le strade scavate nel terreno erano crollati per la troppa pioggia. Le auto erano bloccate e andammo a piedi fino a Piazza Michelangelo a vedere cosa fosse successo. Lì ricordo di aver visto una situazione pazzesca. Cosi, il giorno dopo, ci siamo muniti di stivali di gomma e siamo andati ad aiutare per quanto possibile.
Mia nonna all’epoca viveva a Milano, sposata con il poeta Eugenio Montale. Aveva però un appartamento a Firenze, con una cantina piena di loro cose, e ci chiesero di andare a recuperare il salvabile. Con il contadino andammo in città e portammo su mobili con il trattore ed il rimorchio : casse di libri fangosi e non so più che altro. Mesi dopo, Montale venne per prendere la sua roba e ci lasciò alcune cose: pacchi di vecchi libri che anche abbiamo conservato e una poltrona, sulla quale sono seduto adesso.

Martino Marangoni